Thursday, August 28, 2008

Brown Gooey Discharge

Roba di casa mia: Il realismo trasognato di Saverio Montalto



Ardore the birthplace of the novel organic on the Mafia.
Family Montalbano - Xavier Montalto,
Suburbs edition


Even if unrecognized, practically impossible, given to the press in 1973, is dated 1940, the first novel organic on the Mafia - The family Montalbano Xavier Montalto - that preceding four decades the best-known volume of Leonardo Sciascia The Day of the Owl. And then the Calabria and Sicily, and then Ardore Racalmuto not to give birth to the novel of the Mafia.
Southern Literature had touched upon the theme of the mafia over and over again, but no one had used organized crime as a central hub and almost exclusively of an entire novel. The family
Montalbano, 400 pages of 'Ndrangheta's first post-war, a compendium of picciotteria, baptisms, bullies of the country - in the words of Corrado Alvaro - and respectable company, discovers for the first time the infected part of the province South. With a description of the first organic structural mechanisms of the 'local ndrina - from inside the court said "crime" to the territorial distribution of social control and economic relations almost to the narrow pedagogical training with America dei padrini alle spicciole questioni di verginità disonorate e “rimarginate” – Saverio Montalto, veterinario di Ardore, racconta un piccolo centro della costa ionica che all’indomani della prima guerra mondiale ridisegna le sue strutture sociali. Ne traccia i confini culturali e soprattutto ne descrive le inquietudini più cupe, il tutto con l’inaspettata maestria di un narratore epico e l’ingenuità eroica di chi respira aria malsana e trasuda rabbia. Sorprende la lucidità feroce con cui si scandaglia la struttura del potere mafioso, i primi rapporti con il mondo istituzionale e politico, il voto di scambio, la paura della gente.
Un occhio attento e una parola viva, di popolo, incrostata di grecism and earth, rough as the mountains behind Zuccalli, fertile and evergreen trees as the expanses of olive trees.
is a precise language, crude and archaic at the same time, it is the language of fields, pastures, and the corrupt nobles of massari, is the language of capobastone genteel and sleepy and unaware of the courage of a boy-Cola Naples - which challenge the "family" and social rules for the love of life and passion. Naples Cola live in a web of relationships made of mesh that you need to shake and open, affiliations, betrayal, warnings, murder, honor and honored saints to which to turn. And Cola Naples in this dense network is only just insecurity mood, the idea of \u200b\u200bromantic Carmeluzza only arrogant inability to lower their gaze: "[...] had no time to firmly attach the light that two gunshots were heard in the chest and catching him in the groin. He sent a faint moan and collapsed on itself after a few seconds at the foot of Peppe. The first impression was as if someone had two red-hot skewers through life from side to side. "

Monday, August 18, 2008

Dunking Pool For Rent In S'pore

Megale Hellas


" The impression of the vast human patchwork that had been gathering in the valley, rather than from view, could be given to hearing, because the eye could not embrace a colpo solo tutto lo spettacolo, mentre l’udito ne percepiva il vasto mareggiare, come quello di una foresta sotto il vento.
Dalle radure oltre la chiesa, dagli orti intorno al convento, da sotto il bosco dei noci, dalla china del monte, si levava un fragore di voci, di suoni, di clamori umani, come da una tempesta. Era un formicolìo allucinante, un fremito diffuso di gente che andava, veniva, turbinava in mille e mille circoli danzanti. Le voci dei rivenduglioli, dei bazzarroti, dei sorbettai, dei venditori di calia si confondevano coi canti dei pellegrini, i suoni delle zampogne, i nitriti dei muli, lo scoppio dei fucili che crepitavano come durante una battaglia. E sopra tutto quel clamore molteplice, discordante, che veniva a boati, come la vicenda dei flutti, si levava una musica varia di zampogne, di fisarmoniche, di violini, di chitarre, di tamburelli baschi.
I luoghi dove si ballava erano migliaia.
La festa di Polsi non ha nulla di quel lugubre scenario di altri Santuari, dove si radunano i morbi
e le deformità di tutta una regione, in cerca di grazia e di salute. Questa somiglia più che ad altro, a un immenso baccanale religioso, a una festa dionisiaca, dove si va come a una scampagnata, tra i monti, e si mangia, si prega anche un poco, e con fervore, ma soprattutto si danza. Il ballo è la caratteristica più spiccata della solennità. In ogni angolo ove esistono quattro metri quadrati di terra pianeggiante, sotto ogni noce, una zampogna, o una fisarmonica fanno circolo. Intorno si dispongono dei pellegrini, uomini e donne, scelgono un maestro di ballo, uno cioè che guidi la danza, - la quale ha le sue leggi e le sue regole cavalleresche che possono condurre al sangue in un attimo - e si mettono a danzare con un ritmo orgiastico, sventolando le mani, le braccia, i cappelli, i fazzoletti istoriati con versi amorosi, gittando dei gridi gutturali acutissimi, come squittire di bestie selvatiche. Tutta la valle è un brulichìo e un trepestìo sonoro.

A guardarla panoramicamente quella folla che salta per dei giorni e delle notti intere, sotto il sole cocente, sudata, ansante, con gli occhi infoschiti dall’afa e dalla luce, in mezzo a un polverone spesso e fumoso, dà l’idea di una specie d’ubbriacatura panica, di un popolo preso da un morbo sacro. Vi sono anche i dolori e le deformità umane, ma esse si disperdono nella vasta gioia della festa, nell’entusiasmo di una popolazione pronta al sangue e all’amore, eccitabile, che accanto a una inesauribile capacità di sofferenza, ha una capacità di godimento altrettanto inesauribile."


Da Emigranti di F. Perri